La Signora del Crimine!

Christie.jpgLa ‘Signora del Crimine’, come bonariamente l’hanno voluta chiamare i critici, è un fenomeno unico al mondo. Nome noto dalla Cina al Giappone le sue opere sono state vendute in milioni di copie, tradotte in non meno di 103 lingue, hanno avuto più lettori di ogni altro libro dopo la Bibbia e il teatro di Shakespeare. Nella sua lunga vita ha scritto 72 romanzi, ventidue novelle, quindici opere teatrali, due volumi di poesie, oltre all’autobiografia e a un resoconto delle campagne archeologiche cui ha attivamente partecipato in Medio Oriente. Dai suoi libri sono tratti film girati dai più grandi registi, come René Clair, Billy Wilder e Sidney Lumet, interpretati dai migliori attori, da Charles Laughton a Margaret Rutherford, da Tyrone Power a Marlene Dietrich.

Ma ha potuto fare tutto questo? In che modo la sua vita può spiegare quelle capacità inventive che l’hanno portata a riscuotere un successo così eccezionale, così unico? Difficile dirlo.
Agatha Mary Clarissa Miller nasce il 15 settembre del 1890 a Torquay, un piccolo centro balneare del Devonshire. Il padre è un americano benestante il cui reddito deriva da ‘certi affari a New York’ che sembrano prosperare senza che egli abbia bisogno di occuparsene. Il gruppo familiare è inoltre composto dalla madre, inglese, da una sorella, Madge, che diventerà scrittrice di un certo successo, e da un fratello, Monty.
L’era vittoriana volge al tramonto; la vita a Torquay scorre in un sereno susseguirsi di piacevoli impegni mondani. Quando il padre muore, Agatha, ancora bambina, viene educata dalla madre alla quale è molto affezionata, è lei che l’aiuta a scegliere le letture, la incoraggia a scrivere. Al contrario della sorella Madge, e in linea con i tempi, la bambina non viene mandata a scuola, e l’istruzione le viene impartita ‘in villa’ dalla madre e da un esercito di istitutrici che le insegnano danza, ginnastica, disegno, piano, canto, economia domestica. Forse proprio questa mancanza di contatto con altri bambini può aver contribuito alla formazione del suo carattere timido, introverso, schivo. Agatha dispone di molto tempo per sviluppare e coltivare la fantasia e il gusto per la lettura: si dedica con grande passione a Conan Doyle, a Dickens, a Jane Austen, ed echi di questi autori si ritroveranno poi nella sua opera.
Pure, occasioni per uscire dalla ristretta cerchia familiare non le mancano: a sedici anni studia piano e canto a Parigi, dove però tramonta il suo sogno di diventare cantante lirica o concertistica. La sua voce non è abbastanza forte, e l’eccessiva emotività non le permette di esibirsi in pubblico. Così, torna a Torquay e alla vita semplice del piccolo paese.
Ricorderà sempre l’infanzia e la giovinezza come i periodo più felici della sua vita. ‘Ho una buona dose di vitalità’, diceva. ‘Sono sicura che dipende dal fatto di aver condotto una giovinezza pigra. ’
E amava insistere sull’importanza dell’ozio, che considerava un grande stimolatore di idee. Spesso paragonava l’allegra semplicità del suo periodo giovanile all’irrequietezza della gioventù moderna, di cui osservava il comportamento con un misto di pietà e di ironia. ‘Non credo che mi piacerebbe essere giovane ora’, dichiarò nel 1966 nel corso di una intervista.
‘I giovani di oggi non hanno più un attimo di tempo per ciò che io chiamo ozio, pensare e cose del genere. Tutte le persone che meglio ricordo della mia giovinezza, le donne sposta di trenta o quarant’anni, che io rispettavo di più, vivevano nell’ozio completo, ma avevano menti buone, avevano letto e studiato ed era estremamente interessante parlare con loro. ’
A quel periodo di completa serenità si deve forse ricondurre l’equilibrio che traspare dai romanzi della Christie, la semplicità dei dialoghi, la naturalezza del linguaggio, la nostalgia per i tempi passati che sempre ricorre nelle sue opere.
All’adolescenza e alla prima giovinezza risalgono i tentativi letterari di Agatha. Incoraggiata dalla madre e da uno scrittore vicino di casa dei Miller, compone poesie e brevi racconti d’amore che in seguito avrebbe definito ‘uniformemente deprimenti’: in essi la maggior parte dei personaggi moriva in circostanze più o meno tragiche. Scrisse un ‘dramma incestuoso’ come ella stessa lo definì, secondo lei noioso ed eccessivamente audace e un romanzo troppo triste perché avesse voglia di pubblicarlo.
Nel 1914, con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, la vita spensierata della famiglia Miller, come di molte altre del resto, si scontra con la realtà di un paese in guerra. E’ proprio nel ’14 che Agatha sposa un ufficiale dell’aviazione, il Colonnello Archibald Christie, con il quale era fidanzata già da due anni, e che presto viene inviato a prestar servizio in Francia. Rimasta sola, Agatha segue dei corsi da infermiera per poi entrare nell’ospedale di Torquay dove lavora volontaria per due anni in chirurgia e altri due in medicina, addetta al dispensario.
Questo secondo periodo, durante il quale impara a conoscere i medicamenti, le droghe e i veleni, è forse uno di quei momenti di cui lì per lì non si conosce l’importanza, ma che segnano una vita e una carriera. E’ con l’occhio dell’artista che la giovane donna di venticinque anni osserva le bottiglie piene di liquidi colorati allineate sugli scaffali del dispensario e le descrive in una breve poesia intitolata appunto ‘in un dispensario’. I veleni diventeranno l’arma preferita dei protagonisti dei suoi romanzi.
Agatha Christie soleva raccontare che a spingerla a scrivere romanzi polizieschi erano stati i discorsi che allora faceva con la sorella Madge sulla difficoltà di inventare intrecci verosimili e trame appassionanti.
Diceva che era stata una frase di Madge, ‘Scommetto che non sai scrivere un buon romanzo poliziesco’, a deciderla di tentare l’impresa, sotto l’impressione anche delle recenti letture comuni degli abili racconti di Conan Doyle. Così, nel 1915, nei momenti lasciatile liberi dal lavoro in ospedale, e poi durante una vacanza trascorsa in solitudine nel Devon, Agatha compone ‘The Mysterious Affair and Styles’, con il quale nasce un nuovo tipo di investigatore, Hercule Poirot, e con lui un nuovo modo di condurre l’indagine su un delitto. Sei editori lo rifiutarono, sei editori che, si spera, non l’hanno nemmeno letto, perché altrimenti come si potrebbe giustificarli per non averne capito l’importanza? Comunque, il libro sarà pubblicato solo nel 1920, a guerra finita, dopo che nella vita dell’autrice si sono verificati importanti mutamenti.
Il Colonnello Christie è tornato a casa carico di onorificenze, e i due coniugi si sono stabiliti in una villa del Beckshire che chiameranno ‘Styles’ proprio in ricordo di quel primo libro. Nel 1919 è nata l’unica figlia, Rosalind. Sono anni di relativa felicità, il romanzo riscuote un buon successo, altri seguono a breve distanza l’uno dall’altro; storie di intrighi, internazionali e di clamorosi furti di gioielli, e una seconda avventura del piccolo investigatore belga. Come Sherlock Holmes, anche Poirot ha accanto a sé uno Watson, l’amico ottuso ma leale, indispensabile per far risaltare le doti del protagonista, ma Poirot e il Capitano Hastings sono personaggi profondamente diversi da quelli inventati da Conan Doyle. Poirot è un omino un po’ buffo, anziano, alquanto demodé, piccolo in un mondo di alti, dotato di un bel paio di baffi lucidi e ben tenuti, dalla testa pelata a forma di uovo, vestito in modo tanto meticoloso e accurato da sfiorare il ridicolo, dal linguaggio ridondante ricco di affermazioni candide quanto straordinarie. Sicuro della propria assoluta superiorità intellettuale, delle proprie impareggiabili ‘cellule grigie’ grazie alle quali, disdegnando ogni metodo di investigazione scientifica e canonica, riesce a sbrogliare le matasse più intricate col solo ausilio delle capacità di capire l’animo umano e dello straordinario spirito di osservazione di cui è dotato, Poirot è un personaggio sicuramente unico, senza precedenti né modelli. Il 1926 è una data decisiva nella carriera di Agatha. Esce infatti la sua opera più discussa ‘The Murder of Roger Ackroyd’, ed è un successo immediato e clamoroso. La trama è quella classica dei romanzi polizieschi del momento: un gentiluomo di campagna viene ucciso, il suo corpo trovato in biblioteca, un maggiordomo sospetto, anche gli altri personaggi hanno tutti buoni motivi per commettere l’omicidio. Ma grazie ad un trucco geniale, a un funambolismo da grande artista. La Christie si pone del tutto al di fuori della tradizione: l’assassino è colui che narra la storia e che, fattosi amico di Poirot, l’ha aiutato nelle indagini. Lo scalpore suscitato tra gli appassionati da questa brillante soluzione è grande. Si formano due partiti: quelli che accusano l’autrice di non essersi comportata lealmente verso il lettore e di aver infranto le precise regole che allora dominavano sulla composizione dei romanzi polizieschi, e quelli che sostengono essere compito del lettore sospettare di tutti i personaggi del ‘giallo’. Le polemiche contribuiscono comunque a consolidare la fama di Agatha.
Intanto, a ‘Styles’ le cose non vanno bene. Tra Agatha e il Colonnello Christie sono incominciate le incomprensioni, cosa non certo strana per una coppia che aveva vissuto separata i primi quattro anni di matrimonio.
Il Colonnello si innamora di una collaboratrice e, una sera in cui la moglie è fuori casa, raccoglie le proprie cose e va a raggiungere l’amica. Quando Agatha torna, è la segretaria ad annunciarle quanto è accaduto. Già sconvolta dalla morte recente della madre tanto amata, Agatha sale sull’automobile e scompare nel nulla. Qualche ora dopo l’auto viene ritrovata poco lontano, ma della scrittrice non vi è traccia.
I giornali riportano diffusamente la notizia, pubblicano foto, offrono ricompense. Tutta l’Inghilterra si appassiona al caso. Si avanza l’ipotesi di un suicidio. La scrittrice è oggetto di ricerche in tutta la nazione da parte di poliziotti e ammiratori. Agatha viene infine ritrovata, nove giorni più tardi, in un alberghetto di Harrogate, un centro idroterapico dello Yorkshire. Si è fatta registrare con il nome dell’amante del marito. Si pensa che la scrittrice volesse suicidarsi proprio sotto quel nome. Ma non sono pochi ad accusarla di volersi fare una pubblicità gratuita quanto clamorosa. Con la polizia Agatha sostiene di aver perso la memoria, e il medico legale ne dà conferma. L’episodio rimane comunque oscuro, l’unico mistero della sia vita, e singolarmente non se ne trova cenno nella sua autobiografia. Naturalmente lo scalpore suscitato intorno a lei incrementa le vendite dei libri ma, considerando il naturale desiderio di riservatezza sempre dimostrato dalla scrittrice, l’ipotesi della trovata pubblicitaria appare del tutto improbabile.
La vita riprende la routine, il divorzio che segue passa quasi inosservato. La Christie si rimette a scrivere: del matrimonio con Archibauld le rimane una figlia e il suo nome con cui è diventata celebre, e quel nome sarà sempre più noto anche al di fuori dei confini del suo paese. Ormai Agatha sente che il periodo più nero della sua vita sta passando e decide di chiuderselo alle spalle attraverso una vecchia tecnica: viaggiare.
Parte per Bagdad, la città dal nome evocatore sulle rive del Tigri, e là conosce il famoso archeologo Sir Leonard Woolley, impegnato negli scavi dell’antica città Caldea di Ur. Presa sotto la sua protezione dalla dispotica moglie di Sir Leonard e invitata a seguire gli scavi e a tornare per la campagna dell’anno successivo, Agatha accetta con entusiasmo.
Questo invito segna una tappa importantissima nella vita e nella carriera della scrittrice. Nel 1930 infatti, incontra un giovane assistente di Woolley, torna in marzo in Inghilterra su quell’Orient-Express in cui ambienterà uno dei suoi più celebri libri. Nel settembre dello stesso anno Agatha Christie diventa la signora Mallowan, una unione che durerà, ricca e affettuosa, fino alla morte. Col marito, la scrittrice condivide la passione per l’archeologia: lo segue nelle sue missioni in Medio Oriente, un paese che non cesserà mai di amare, in alcuni casi partecipa attivamente agli scavi.
Queste esperienze non restano estranee alla sua attività di scrittrice: gli ambienti delle missioni astrologiche serviranno da sfondo ad alcuni libri che ella chiamerà ‘libri di viaggio all’estero’. Tra questi, un’opera non poliziesca, ‘Come, Tell Me How You Live’, del 1946, che dedica al marito, riscuote un successo molto tiepido e critiche anche feroci.
Quando non sono in missione, i coniugi Mallowan vivono in una villa vicino al fiume Dart, nel Devon, e in inverno, durante il periodo scolastico, in una casa presso Oxford dove il professor Mallowan insegna. Agatha alterna l’hobby della cucina a quello del giardinaggio. I suoi libri escono regolarmente – ne compone uno all’anno – mentre non cessa mai di sottolineare come l’ozio e il tempo libero siano importanti per fantasticare e pensare. Un’altra creatura della sua fertile fantasia si va intanto sempre più affermando.
‘Miss Marple si è intrufolata così silenziosamente nella mia vita che quasi non mi accorsi del suo arrivo. ’ Pur continuando a far compiere a Poirot ogni sorta di indagini come protagonista di molte delle sue opere, Agatha è stanca di quest’incomodo personaggio. Durante gli anni ’30 decide di modificare in parte la figura del suo investigatore liberandolo innanzitutto del fedele Capitano Hastings, che riteneva troppo ridicolo e noioso, e attenuandone in parte le eccentricità, ironizzando su di lui e prendendolo in giro apertamente. Così, dovendo preparare una serie di racconti per una rivista, la Christie decide di costruire una sorte di cornice narrativa e immagina che nel villaggio di Saint Mary Mead si riuniscano ogni settimana sei persone per raccontare casi misteriosi rimasti insoluti. Tra queste, una anziana zitella fanatica di giardinaggio, appassionata osservatrice della vita degli uccelli. Personaggio, sempre, ispirato alla prozia, la quale, pur avendo condotto una vita tranquilla tipicamente vittoriana, conosceva a fondo ‘li abissi della depravazione umana. ’
Trascinata dalla crescente popolarità di Miss Marple, la Christie la mette alla prova in un vero e proprio romanzo ‘Murder at the Vicarage’, cui altri seguiranno. Jane Marple risolve i più intricati enigmi standosene seduta in poltrona, cercando nel lavoro a maglia la tranquillità per riflettere. Il suo metodo è singolarissimo ed estremamente semplice: parte dal presupposto che la natura umana sia sempre e ovunque la stessa e, tenendo come punto fermo che anche i più insospettabili possano essere sospettati, ha classificato nella memoria tutti i tipi di persone che si possono incontrare. Si è accorta che non esistono ‘nuovi tipi di umani’ e che tutti somigliano a soggetti che ha già inquadrato e che in altre situazioni si sono comportati in un determinato modo. ‘La natura umana è sempre la stessa, ovunque’, non si stanca mai di ripetere. E’ circondata da un gruppo di aiutanti d’eccezione, tutte zitelle come lei che, asserragliate nelle rispettive villette, trasformate in line e dignitose centrali operative, perennemente incollate alla finestra, scrutano, curiosano, catalogano, si scambiano impressioni con lunghissime telefonate o nel corso di visite tra un tè e un pasticcino, e il cui ferro del mestiere è il pettegolezzo. Miss Marple ne raccoglie e ne inquadra le osservazioni, traendone il bandolo per districare ogni aggrovigliata matassa. Ecco, Miss Marple è, più di Poirot, il personaggio che la Christie ama, e le è tanto caro, perché vi ha riversato non pochi spunti autobiografici.
Come Miss Marple, Agatha ha ricevuto quel tipo di educazione che le ha insegnato a riflettere sulla natura umana, a condurre con agio, senza fretta, senza scosse, una vita che le ha lasciato il tempo per Fantasticare, osservare gli altri: ‘La gente crede sempre che uno scrittore debba partire da un personaggio della realtà, ma non è affatto così. Alcuni personaggi sono suggeriti dalla vista di estranei ai quali non parli nemmeno: ti capita di incontrare qualcuno durante una merenda in campagna, e cominci a costruirci su qualche storia come un bambino’, dice Agatha nel corso di una intervista, e questo era il suo metodo, che si basava principalmente sull’osservazione di una realtà da cui traeva nient’altro che lo spunto per inventare i suoi personaggi.
L’Inghilterra dei pizzi e degli Sherlock Holmes rivive nelle opere della Christie, con le sue buone maniere, le sane abitudini legate alla realtà domestica ancora ben salda. E’ naturalmente un mondo conservatore, in cui le signore uniscono a una classe innata il fascino dell’intelligenza e della cultura, e in cui si muovono signori benestanti e rispettabili che non hanno ancora perso il gusto per la conversazione, in cui i poveri sono ignoranti e ottusi, e gli estranei potenzialmente pericolosi. In altre parole: il mondo cui Agatha è stata legata tutta la vita e che la scrittrice descrive puntualmente, con affetto e senza sbavature, ma non senza ironia. Sono ambienti dolci e familiari, rassicuranti e casalinghi quelli che scaturiscono dalla sua penna senza sforzo, si può dire naturalmente. Così il ‘male’ è da lei rappresentato senza sadismo e senza scene truculente, filtrato attraverso il distacco di chi ha vissuto tra i personaggi di quelle classi superiori inglesi che popolano le sue opere. E’ tenuto sotto controllo non potendolo eliminare, ne vengono eliminati gli aspetti più crudeli, mentre gli infallibili detective dell’autrice difendono e liberano da esso la società facendo sempre trionfare il bene.
Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale turba la tranquilla vita del coniugi Mallowan: Max è inviato in Medio Oriente, Agatha resta a Londra. Lavorando, come un tempo, nel dispensario di un ospedale, la Christie produce dodici romanzi, tra cui alcuni dei più celebri, come Ten Little Niggers, e quando infine la guerra ha termine, la vita riprende a scorrere serena: qualche missione archeologica, durante le quali Agatha scrive in condizioni che reputa ideali – Niente telefono, nessun visitatore – il giardinaggio, la cucina. Ormai non è solo nota, è famosa nel mondo intero.
Nel 1947 la Regina Mary, sua appassionata lettrice, le chiede di cimentarsi in un lavoro radiofonico. Agatha risponde immediatamente al desiderio regale. Scrive una breva commedia che raccoglie il favore della Regina. Agatha decide di trasformarla in un’opera teatrale: nasce così Mouse Trap, che va in scena nel 1952, e tutt’oggi tiene ancora cartellone a Londra con un successo che non accenna a diminuire. E’ un record che nessun altro lavoro teatrale può vantare.
Ma per Agatha, questa grande professionista dello scrivere, che tante opere ha prodotto nella vita, documentandosi con accuratezza in ognuno dei particolari che descrive, senza mai improvvisare da dilettante, il successo ha poca importante.
Continua a scrivere, ma ben più significativa sembra per lei la sua ‘vita di donna’, di moglie, di madre: ‘Non ho mai tenuto molto a questa professione’, diceva. ‘Considero il mio lavoro del tutto privo di importanza. ’ Ama affermare di non essere un intellettuale. Le visite a Londra sono occasionali, per gli acquisti, per vedere gli agenti letterari o per il pranzo annuale al Detection Club. Gli impegni ufficiali sono esclusi. Se non può rifiutare di tenere un discorso in occasione di qualche cerimonia locale, Agatha pretende che non sia lungo più di due minuti.
Le onorificenze arrivano puntuali: laurea ad honoris in letteratura e, nel 1971, l’ambito titolo di Dama dell’Impero Britannico.
La vita si svolge serena e felice: Rosalind si è sposata. Arriverà un nipote e col tempo i bisnipoti. E altre commedie, altri libri. Finchè, il 12 gennaio 1976, senza drammi come ha vissuto, Agatha muore. Dieci anni prima ha dato alle stampe la sua autobiografia e l’ha conclusa con queste parole: ‘Grazie mio Dior per la mia buona vita e per tutto l’amore che ho avuto. ’
Certo, ‘una buona vita’, una vita che non ci si aspetterebbe, da quell’inventrice di avvincenti intrighi e di omicidi che è stata chiamata ‘La Regina del Mistero. ’
La curiosità di indagare nella vita di uno scrittore alla ricerca di indizi che giustifichino la sua produzione letteraria, è un fatto normale. Nel caso di Agatha Christie, poi, è più che mai giustificata dalla particolare natura dei testi che ha scritto. Alcuni hanno trovato, ad esempio, estremamente significativa l’esperienza da lei fatta al Dispensario, dove imparò a conoscere i veleni e la loro possibilità di salvare una vita o di procurare la morte a seconda della quantità o dell’uso che se ne fa. Leggendo l’autobiografia ‘La mia vita’, un indizio altrettanto importante ci è parso il fatto che abbia dedicato tante pagine e tanta attenzione alla sua infanzia, per molti versi straordinaria e ricca di spunti interessanti. E non poteva essere altrimenti, visto che nel suo Tema Natale la Luna-infanzia è eccezionalmente stimolata da tre Pianeti importanti: Giove, Nettuno e Plutone. Un’infanzia felice in una famiglia tardo-vittoriana allegra, comprensiva e rassicurante. La chiave della ricca inventiva della Christie è la Luna nei suoi molteplici aspetti: memoria, fantasia, infanzia e rapporti con la madre. Un personaggio, quest’ultimo, che dall’autobiografia risulta estremamente positivo: fantasiosa, estrosa (‘la mia volubile madre’) e fermamente convinta che niente fosse impossibile ai propri figli. Agatha ce la presenta affascinante, disponibile e fecondamente imprevedibile: ‘… il fascino di mia madre dipendeva dal fatto che le sue storie erano sempre diverse che non lei non si giocava mai allo stesso gioco. ’
Riferendosi a delle storie che la madre non aveva mai finito di raccontarle. ‘Quella serie incompiuta’, afferma la Christie ormai sessantenne, ‘mi perseguita tuttora’.
La bellissima Luna in Bilancia parla di un’infanzia armoniosa e spiega inoltre la perspicacia, la comprensione che la scrittrice dimostra in fatto di psicologia infantile. Ha anche descritto con grande acume psicologico i personaggi dei suoi gialli. La sorella Madge, riconducibile anch’essa alla Luna, ebbe come la madre una parte importante nel sollecitare la fantasia di Agatha e forse nell’indirizzarla verso una creatività al di fuori degli schemi.
Il gioco della ‘sorella maggiore’, ad esempio in cui Madge fingeva di essere orrenda, terrorizzava la piccola Agatha, che tuttavia non resisteva alla tentazione di ricominciarlo: ‘Perché mai provavo un segreto piacere nell’essere spaventata’, si chiede, ‘…perché i bambini amano le storie che parlano di orsi, lupi e streghe? Dipende forse dal fatto che qualcosa in noi si ribella al troppo chiaro, al prestabilito? ’ Quesito molto importante che richiama in gioco la sua Luna, che se da un lato esige chiarezza per via della sua collocazione in Bilancia, dall’altro per i trigoni che riceve da Plutone-stravaganza-ricerca dell’inconsueto e Nettuno-mutamento, parla di curiosità e immaginazione sfrenata, disponibile a ogni tipo di intrigo e avventura mentale. La sorella maggiore Madge, inoltre, la stupiva nell’interpretare i drammi inventati da Agatha scegliendo le parti di cattiva perché ‘…secondo lei, era molto più divertente essere malvagi. ’
La Luna è inoltre in Seconda Casa, cosignificante del Toro, ciò le ha permesso un’infanzia protetta, stabile e sicura. Inoltre il Toro-canto ci ricorda i tentativi fatti da Agatha Christie per affermarsi come cantanti, e non riusciti probabilmente a causa di Venere-corde vocali in Scorpione, che opposta alla sua sede naturale-Toro, e ostacolata da Giove, altro Pianeta signore del Toro. Inoltre una Seconda Casa così ‘abitata’ (dalla Luna, da Mercurio e parzialmente anche il Sole) è da ricollegare anche alla presenza quasi costante nei suoi racconti di canzoni e filastrocche per bambini, le nursery rhymes…
La Seconda Casa-Toro-vista denuncia la capacità della Christie di appuntare l’occhio acuto sugli altri, sull’habitat e di ricavarne spunti per i personaggi e l’ambiente dei suoi gialli. Ad esempio il farmacista presso cui fece pratica per poter prendere il diploma di infermiera: era un ometto roseo e rotondo che mi ricordava un pettirosso e che girava col curaro in tasca perché gli procurava ‘un senso di potenza’.
Cinquant’anni dopo lo ritrasse identico in ‘Un cavallo per la strega’: una memoria-Luna eccezionale.
Ma se i valori della Seconda Casa sono forti, altrettanto si può dire dei valori Vergine, in cui Agatha Christie ha Saturno, Sole e Ascendente. Tutti elementi che contribuiscono a fare di lei una conservatrice e che giustificano la bonomia con cui descrive l’Inghilterra tardo-vittoriana, sottolineandone in particolare gli aspetti positivi.
Sono inoltre elementi Vergine la minuzia, la precisione con cui sono strutturati i suoi libri, i piccoli dettagli seminati qua e là dalla sua penna, che permettono al lettore attento di intravedere la soluzione finale. E i lavori manuali, apprezzati in particolar modo da Miss Marple: la maglia e il giardinaggio, perché tengono occupate le mani e lasciano libero il cervello di pensare.
E che dire della sua modestia, della difficoltà con cui si convinse che era ormai diventata una scrittrice di fama mondiale, di quel suo considerare lo scrivere come una delle tante attività casalinghe? ‘…durava in me il sospetto che questa mia attività non fosse che un succedaneo ai cuscini ricamati di un tempo. ’
Ma accanto al conservatorismo di Christie (Vergine e Casa Seconda), s’inseriscono alcuni elementi perturbatori che consentono di allontanarsi, quanto meno mentalmente, dalla norma, di andare controcorrente.
Anzitutto la congiunzione Plutone-Nettuno nell’anticonformista Gemelli, che, per quanto sia una costante della sua generazione, nel suo Tema è in Decima Casa, cioè in posizione preminente. Congiunzione che stimola una Luna per altri versi troppo propensa ad adagiarsi nella normalità, in una tradizione consolidata (il trigono Luna – Giove è anche la sua grande pigrizia), spinge la sua creatività verso strade non battute.
E inoltre Venere – gli scritti nello Scorpione, Segno eversore in cui Plutone è domiciliato, non poteva che condurla verso una produzione letteraria diversa dal consueto. Ma, per via dei forti valori Bilancia, in un contesto molto legalitario: l’assassino è sempre assicurato alla giustizia, o quasi. Testimone d’accusa, infatti, costituisce una eccezione, poiché il colpevole la fa franca. Ma è l’eccezione Plutone-Scorpione che conferma la regola-Vergine-Bilancia. In Dieci Piccoli Indiani emerge la forte componente Bilancia (in cui la Luna, Mercurio, Urano) nella sottigliezza, cioè, con cui sottolinea la differenza fra legge e giustizia. Ne è protagonista un giudice che assomma svariate caratteristiche del Tema Natale di Agatha Christie: ha una fantasia romantica (la stupenda Luna), dichiara di provare un ‘piacere sadico nel vedere o nel causare la morte’ (Scorpione) e ha un estremo bisogno di giustizia (Bilancia). La sua professione gli era particolarmente congeniale in quanto ‘il delitto è la sua posizione’ vi erano ambedue contemplati. Un giudice che si trasforma in un assassino d’eccezione, concependo un delitto al di fuori del comune, con altrettanta fantasia quanta ne richiede un’opera d’arte e perfetto in ogni dettaglio. In suo insaziabile e spietato senso di giustizia lo porta a scegliere come vittime dei colpevoli di delitti non perseguibili dalla imperfetta giustizia degli uomini. Si innalza a Giudice Inesorabile e Imparziale (ammazza anche se stesso), secondo i dettami di Saturno congiunto all’Ascendente di Agatha Christie.

DonnaLunaAStrologia7, Bilancia, Edizioni dalla parte delle Bambine, 1980