Capricorno

Un omaggio celestiale al Capricorno, dal testo che scrissi nel lontano 1983!

La selezione naturale si ha motivo di ritenere che fosse particolarmente sentita durante la stagione invernale, quando la struttura del nuovo nato doveva creare immediati meccanismi di difesa. Quindi una sopravvivenza già impegnativa fin dai primi giorni di vita, in analogia con la natura incupita dell’inverno. E al tempo stesso l’attivazione di ogni risorsa, la difesa strenua, il vivere in simbiosi con il proprio Io interiore, così come la natura vive tra dicembre e gennaio complessi iter di evoluzione, pulizia, stacco di rami poco forti, confronto con il tutto. In questo senso il Segno del Capricorno possiede l’arte di saper attendere, ama la conquista a lunga scadenza, che verrà a premiare lo sforzo e il sacrificio. Nasce già come potenziale capro espiatorio, (ma anche come Dioniso acuto) con una nozione del tempo diversa rispetto a tutti gli altri Segni, e la letteratura di autori capricorniani rivela appieno questo senso infinito, attraverso una nozione del tempo che diviene agile strumento di lavoro, mutevole e al tempo stesso caratterizzato dal senso preciso dell’eternità.

Nella contrapposizione Cancro-Capricorno, ai due poli opposti dell’estate e dell’inverno il primo Segno rappresenta la Luna, la madre, la maternità, il pacifico esercizio del nuoto placentare, il secondo la paternità difficile (Cronos e Urano, padri indegni) la forza umana nel liberarsi delle sovrastrutture materiali per vedere e raggiungere il lontano, lo spirituale, l’irraggiungibile, l’eterno.
Il concetto di Cancro è circoscritto alla famiglia, suo simbolo, alla patria, all’esistenza, alla poesia, mentre non esistono nel Capricorno limiti sociali, è la struttura stessa della società che viene impostata, è il senso dello stato, è il problema della collettività, del mondo, del soprannaturale.

Si distingue con chiarezza nel Segno del Capricorno la tensione tra la voce della sensazione e la volontà della conoscenza. La volontà di potere esige l’ubbidienza cieca, destinata ad insidiare tutti gli sforzi dell’uomo verso la libertà. Le conchiglie magiche capaci di distruggere i Titani possono identificarsi con un processo di metamorfosi interiore, che, su un piano più elevato, corrisponde alla trasformazione organica mediante la quale il bambino è in condizione di usare la parola. Chi, spinto dal bisogno di conoscenza risvegliato in sé sa riconoscere i veri dati di fatto riguardanti la sua natura intima si troverà in una prima fase, con il Capricorno, nella fredda solitudine rocciosa del suo ego. Scoprirà l’imperativo della conoscenza sotto forma di senso dell’isolamento, la rivendicazione immediata dell’esperienza sotto forma di desiderio che lo spinge verso l’accumulo delle sue sensazioni.
Qui si pone il problema della libertà e non libertà, e le scelte possono essere molteplici.
Ciò che provoca una decisione definitiva non è un periodo preordinato della vita, a volte è la vita stessa, con le sue straordinarie possibilità di metamorfosi interiore. Al di là non resta nulla di umano, si affollano il mito, la poesia, la visione mistica.

Così il suono delle conchiglie magiche diviene l’eco della fede profonda, nella certezza di una vita al di là della vita. Qui si riconosce il senso religioso di questo Segno apparentemente pratico. L’unione dell’infinito marino e della solitudine del ghiacciaio-roccia crea l’espressione magica che ottiene l’immortalità. Si ha così quel distacco dall’umano che, lungi dal disprezzarlo, stabilisce una distinzione senza la quale non possono esistere né umanità né cultura. Il nostro tempo può sperare di ridurre i folli Titani alla ragione (e non è sicuro certamente, nell’impresa) solo attraverso la doppia condizione di amare la vita e vedere chiaro nelle cose. Il nato in Capricorno assume questi concetti in misura logicamente differenziata. Non sono molti a comprenderne il significato più riposto, parecchi si perdono nell’esaminare i risvolti materialistici della vita, accumulandone risorse. Altri li superano, e danno al loro Segno il pieno colore dell’evoluzione spirituale. Ciascuno di noi vive il suo mito, è una precisa realtà. Un importante lavoro di collegamento con la psicanalisi è stato svolto dal prestigioso studioso francese André Barbault, il quale ha associato con acume gli archetipi e i miti cari all’Astrologia con quelli comunemente posti alla base della teoria psicanalitica. La ‘grande avventura’ nella vita inizia con il taglio del cordone ombelicale che congiunge il bambino al ventre materno, e l’atto dell’interruzione di questo benefico ponte di stampo cancerino si ha con un’operazione cui si addice la falce del vecchio Saturno, trasformata in forbici benevole secondo alcuni non meno traumatizzanti. Come osserva il Metman, e come rileva Sicuteri, il neonato è all’inizio del suo cammino, proiettato sull’importanza della bocca, la testa è l’organo di gran lunga più pesante, e le sensazioni provengono soprattutto attraverso l’assunzione del latte, unico alimento. La prima difficoltà insorge con il cambiamento di abitudini alimentari, per il solito affrontato con notevoli titubanze, e come precisa rinuncia a un paradiso perpetuo perduto assai rimpianto, con pesanti contrasti e difficoltà da parte del bambino nei confronti dei nuovi metodi di assunzione del cibo. Secondo Freud sarebbe questa la fase di insorgenza, per insoddisfazione, del fenomeno del succhiamento del pollice, in alternativa al rapporto con il seno materno. Spesso si manifestano forme di rifiuto del cibo, larvate e incomprese anoressie, che determineranno più tardi, attraverso la loro possibile somatizzazione, fenomeni di regressione nel confronto dell’ambiente, attraverso la scuola, la solitudine, l’isolamento, la tristezza amata e ricercata, accompagnata dal una precisa attitudine nei confronti della passività. Si tratta delle forme più negative dell’influenza del pianeta Saturno. Osserva Barbault: ‘Il regime di Saturno è quello dell’intuizione, e il suo clima affettivo è contrassegnato dalla carenza, dalla privazione, dalla frustrazione e, in ultima analisi, dalla rinuncia e quindi dal distacco (del soggetto verso la vita così come era avvenuto al bambino nei confronti di sua madre). Gli eventi tipici di Saturno si svolgono nella stessa direzione: ritardi, impedimenti, arresti improvvisi, limitazioni, abbandoni, separazioni, perdite, sacrifici. ’

Qui ha origine l’iconografia, anche psicologica, del pianeta che domina il Segno, il suo associarsi alla privazione, alla povertà, al concetto restrittivo, con l’essere anche nella struttura ossea essenziale, caratterizzato da un forte apporto scheletrico, tuttavia ridotto al minimo, saturnino, per l’appunto. Esistono due precise dialettiche attraverso l’identificazione sobria ed essenziale nel Capricorno. Accanto alla meschinità di certi suoi interventi, all’essenzialità che somiglia alla pigrizia, alla lentezza nell’azione, vi sono forme evolutive ben precise, il distacco dall’istinto, la forma prudente e riflessiva nell’agire, la pazienza, la riservatezza, le capacità notevoli di concentrazione, l’obiettività, l’attitudine verso l’astrazione. Qui si hanno le massime figure dell’universo saturnino, espresse attraverso la scienza, la medicina, la ricerca, bastino due illustri nomi, a titolo di esempio, Louis Pasteur e il dottor Schweitzer. Ciò vale non solo per coloro che hanno visto la luce nel Segno del Capricorno, ma anche per tutte le persone che abbiano sul loro Tema astrale Saturno in posizione dominante, vale a dire in uno dei punti chiave dell’Oroscopo, che sono quattro, Ascendente, Discendente, Medium Coeli, Imum Coeli. Si dice, per esempio, che l’attuale Regina d’Inghilterra, Elisabetta, sia ‘saturnina’ in quanto, pur essendo nata nel Segno del Toro, riporta sul suo Tema Natale Saturno nel punto più alto dell’orizzonte, associato ai valori capricorniani dell’Ascendente. Lo studioso francese Michel Gauquelin ha approfondito statisticamente questo fenomeno, attraverso l’esame di migliaia di Temi Natali di personaggi nei diversi campi, e ha potuto verificare anche attraverso il confronto dell’incidenza statistica del fenomeno come Saturno domini ed incomba nei Temi di scienziati, medici, biologi, ricercatori in genere.

Gli aggettivi impiegati per descrivere il cosiddetto tipo ‘saturnino’ sono assai espressivi: tenace, scrupoloso, rinchiuso in se stesso, timido, non alla moda, sognatore, modesto, silenzioso, studioso, discreto, senza cerimonie, minuzioso, preciso, paziente, prudente, ostinato, metodico, austero. Non si fatica certamente a mettere tali aggettivi in relazione con le caratteristiche planetarie viste in precedenza. Nella figura più evoluta dell’incarnazione saturnina si ha una sorta di rimozione del simbolo tra l’immagine della madre e quella della madre natura, verso la quale lo scienziato e il ricercatore tendono ad esprimere la profondità della loro conoscenza così come certi saggi contadini, minatori, archeologi vivono per la terra e per i suoi contenuti. Il problema psicanalitico dell’oralità, espresso attraverso la figura di Cronos che divora i propri figli, sarà sconfitto solo attraverso Giove, l’oralità soddisfatta, mentre lo stesso Cronos, come il saturnino di ogni tempo, sposta il suo obiettivo della madre-compagna, al regno agricolo, alla terra, all’età dell’oro in cui, convergendo ogni forza, si realizza in modo totalmente alternativo. Osserva Barbault che questo mito, del lungo regno felice, costituisce in definitiva il simbolo del ritorno all’infanzia, alla culla, al seno materno, al paradiso perduto. Nel comportamento del nato in Capricorno possono riscontrarsi due estremi totali, quello dell’eterno bambino, il quale non ha saputo superare il distacco dal seno materno, e pertanto non saprà più crescere ed evolversi, e l’altro, precocemente maturo, avido, lontano, all’opposto dai valori materni. Nel primo individuo sarà l’avidità ad avere il sopravvento, capace di renderlo sostanzialmente possessivo, egocentrico, avido, egoista; nel secondo al contrario prevarrà l’auto-annullamento della personalità, con la conseguente spersonalizzazione, freddezza, eliminazione dell’istinto, disinteresse, rinuncia a se stesso. Si hanno così due opposti, che in Astrologia come in qualsiasi altra disciplina si compensano e al tempo stesso esprimono due diverse polarità.

Da una parte il Capricorno geloso di sé e delle proprie cose, anche in amore, dall’altra l’individuo tendenzialmente solitario, forse incapace di provare un vero e proprio sentimento di passione. Esiste così il saturnino pigro, svogliato, lento nelle reazioni e nei progetti e, in alternativa, colui che punisce giornalmente attraverso un lavoro continuo, senza vere soste. Dalla mancanza di appetito alla parca attitudine all’alimentazione, si passa ai casi di voracità, di desiderio di cibo e di cose; dalla disperazione dell’isolamento filosofico esistenziale alla ricerca dell’esasperato soddisfacimento dei propri istinti. Dalla fatica di vivere al desiderio di non mai morire, dalla insensibilità nei confronti della gioia e del dolore. Dalle forme di ascetismo alla ricerca del godimento, dal dimenticare se stessi all’egoismo, fino all’egocentrismo. Dal distacco nei giudizi all’originalità esasperata fino al settarismo, dal piacere dello sforzo all’abbandono dell’indifferenza e della pigrizia, dall’attitudine alla rinuncia distaccata al voler perseguire per incaponimento anche gli obiettivi più improbabili. Dal distacco all’attaccamento eccessivo per i beni del mondo (Cristo che si lascia tentare da Satana) dell’indifferenza sentimentale alla forte gelosia del possesso, dallo sparire alla partecipazione ad oltranza, dal giudizio critico e distaccato al fanatismo. Ogni Capricorno può riconoscersi nell’ego o nell’alter ego, secondo l’evoluzione, ma anche attraverso le scelte operate durante l’esistenza. Come ho già avuto occasione di osservare molto dipende anche dagli altri pianeti, essendo quelli indicati stereotipi di non facile attribuzione pratica, ingannando il nostro senso del giudizio, nell’attribuirci, il più delle volte, la qualità opposta a quella che effettivamente può esserci conferita. In Astrologia questo gioco dei valori si esprime attraverso la dialettica Luna-Sole. Il Sole è la struttura che noi vogliamo darci, come desideriamo essere giudicati dagli altri. La Luna è invece il giudizio che gli altri hanno di noi, in una precisa contrapposizione tra Io reale (Sole) e Io sensibile (Luna), essendo la Luna simbolo della polarità, della madre, del nostro atteggiamento nei suoi confronti, o, tornando al discorso precedente, come abbiamo risolto il distacco e il non distacco nei suoi confronti.

Nell’attribuzione dei peccati capitali ai sette pianeti della tradizione, a Saturno spetta quello dell’avarizia, che, come si è visto in precedenza, può trovare la sua sublimazione nel distacco totale, e nella età dell’uomo quella di Saturno è la vecchiaia. Di qui le possibilità di riuscita nella vita che mentre per gli altri Segni giungono per il solito presto, o comunque prima della piena maturità per il Segno del Capricorno giungono più tardi, al meriggio della vita, quando l’età e la maturazione, e l’aver saputo attendere, completano la costruzione di un successo non più effimero, ma sostanziale. Si assiste così, per lo più, ad esperienze non facili in chi vede la luce nel Segno del Capricorno, all’esaltazione dell’ambizione, che sa attendere lustri e decenni, prima di esprimere pienamente i suoi obiettivi di gestione delle cose. Il problema dell’autoaffermazione individuale è ben presente nella dinamica dei diversi re succedutisi nel mito, ne deriva inoltra il senso del fatalismo sempre presente nel tipo Capricorno, conscio di essere sulla terra per un destino ingrato, stabilito a priori, incapace di sollevarlo dalla solitudine e dalla possibile nevrosi interiore.
Sotto l’aspetto del freddo egoismo e distacco di nasconderebbe in definitiva una forte aspirazione al risarcimento affettivo, quale costituisce una precisa dipendenza per l’intera esistenza. Il fuoco sotto la cenere, il germoglio custodito sotto metri di neve, l’animale nel ventre della terra, a simboleggiare il forte flusso di sentimenti e di sensazioni, custodito da una crosta solo apparentemente arida e difficile da scalfire il senso del tempo, probabilmente, costituisce la virtù più evidente per il Capricorno, vecchio asceta ma, potenzialmente gigante egoista. La famiglia è ‘difficile’ nel mito, con un figlio (Crono) maturato anzitempo, in quanto sopporta continuamente i confronti di incomprensione tra la madre e il padre (modernissimo, questo contrasto, nella sua struttura) che risolve con un’azione delittuosa il problema, così come accade nella realtà in famiglie difficili, in cui il figlio adolescente si erge a giudice e giustiziere e a difesa della madre priva di protezione. Osserva ancora Sicuteri: ‘Qui ci appare ancora più chiaro il mito di Crono, per costruire il proprio potere, rinuncia ai figli e alla felicità coniugale. Quando è sconfitto si adatta a sopravvivere accettando la convivenza su basi più realistiche e paritarie. La rinuncia implica il distacco… il pianeta reca pure l’archetipo del figlicidio: tutto questo per affermare la propria tipicità, i diritti assoluti dell’individuo, che si isola nel proprio egocentrismo o nella sua difficile esperienza personale interiore, che implica la rinuncia al tutto. ’

Un’impostazione interessante del Segno del Capricorno e del pianeta Saturno in particolare viene offerta da Liz Greene, in una sua interessante opera dedicata a Saturno, nella quale il mito saturnino e capricorniano viene qui raffrontato con la celebre fiaba della Bella e la Bestia, rappresentando la faccia negativa del pianeta un aspetto bestiale di sé, che nasconde al suo interno lo splendore del principe felice, che vuole essere amato per se stesso e non per le sue sembianze magiche o abbruttenti. Qui sta anche il significato riposto di non voler dare alle cose un’importanza superficiale, la ricerca dei valori interiori lo scaturire del bello della vita dopo un inizio traumatico, a volte deludente, di scarsa fiducia in sé e negli altri. Nel cielo dantesco di Saturno è nobilitato della grande distanza nei confronti della terra, e dalle personalità ospitate, spiriti contemplativi ed ascetici, eremiti dediti ad un’esistenza di stenti, e alla contemplazione tesa al miglioramento del loro Io interiore. La loro descrizione superficiale e sia pure affrettata non può non richiamare le caratteristiche di essenzialità, freddezza, distacco, sobrietà, profondità interiore che abbiamo visto sono attribuite a Saturno.
Osserva Zoli, dopo aver ricordato l’attribuzione a Saturno della montagna Sacra del Purgatorio dantesco, luogo di espiazione e purificazione per Dante, che storicamente ebbe certamente maggior vigore l’immagine contrapposta tra Saturno e Sole, cara a Tolomeo. Da ciò deriva la tradizionale attribuzione a Saturno della vecchiaia, dei luoghi bui e minacciosi dell’avidità, del cimitero, di tombe e sepolture, della magia nera, di catastrofi individuali e collettive, e sfugge nella totalità dei casi la visione bucolica, agreste, rappacificata, evolutiva, riflessiva, appagante di un Capricorno giunto alla cima della montagna che con balzi caprini valuta e percorre fino al raggiungimento della sommità, la chiave del tutto.

‘Tutta la letteratura occidentale – osserva lo stesso autore – dal Cid al Mercante di Venezia, a certe connotazioni della maschera di Pantalone reca a testimonianza della causa e dell’effetto dell’antisemitismo, l’ebreo avaro, oppressore di servi e di figli, ricchissimo e misero, in posizione immodificabile di agguerrita difesa e ritorsione contro la società che lo circonda. ’
Di personaggi saturnini la letteratura e la realtà sono piene, in quanto stereotipi di facile descrizione, basti a citare il celebre Don Quijote, o l’avaro teatrale di Molière, altro degnissimo Capricorno, caratterizzante di una tappa fondamentale per il teatro di ogni tempo, capace di discernere nel comportamento dei suoi contemporanei il risvolto magniloquente, solare, gioviano del re, accanto a quello saturnino, personale e perciò più profondamente sentito. Dall’insieme vario e costruttivo delle fonti citate si deve giungere per evoluzione interpretativa alla definizione di un tipo capricorniano dalle corde universali, costruttive, utili per chi appartiene al severo regno di Saturno, che sa coglierne con acutezza i risvolti di serenità e obiettivo di vita.
Accade che chi si interessa solo superficialmente di Astrologia ponga allo studioso il quesito su quale sia il Segno più fortunato, o più simpatico. La tradizione esime il Capricorno dall’impiego del secondo aggettivo. Certamente non è dato di affermare la maggiore o minore fortuna di un Segno, perché colui che affermasse ciò cadrebbe inevitabilmente nei freni del suo proprio Tema astrale, le cui maggiori o minori affinità con i valori saturnini potrebbero tradire mancanza precisa di obiettività. Dunque, esistono simboli, pianeti, Temi astrali, al di fuori del concetto di simpatia e antipatia, sconosciuto allo Zodiaco.
Riguardo a quella che viene definita comunemente ‘fortuna’, il Capricorno si esprime come Segno di lenta acquisizione, dovuta non già al fulmineo corso del destino, ma al lungo e paziente consolidamento di risorse e capacità. Una sorta di ‘aiutati che il ciel ti aiuta’, di gran lunga preferibile, forse, alle sorprese della vita, cui non sempre l’individuo si sente prevaricato.
D’altra parte, osserva Mao Tze Tung, la cui stella capricorniana ha caratterizzato molta parte del mondo nel XX secolo: ‘Non ci sono strade dritte nel mondo! Con tutto quel che ne segue…’

Grazia Mirti, Capricorno, Armenia Editore, 1983