Luna, Signora dell'Oblio!

Agli influssi lunari certe piante sono più sensibili di altre, particolarmente quelle medicinali.
In India molte piante recano nomi lunari, anzi la Luna era ritenuta la prima e la migliore delle erbe; la vita di queste infatti dipende totalmente dall’astro notturno. Uguali tradizioni sono attestate in ogni dove. Un racconto russo del secolo scorso accenna al potere dell’artemisia. Una ragazza, nel giorno dell’Esaltazione della Croce, va nel bosco in cerca di funghi e scorge un gran numero di serpenti attorcigliati. Cerca di tornare a casa, ma scende in una buca profondissima, dimora dei serpenti. Al fondo dell’oscura voragine giace una pietra lucente, verso cui la regina dei serpenti, che sfoggia un paio di auree corna, conduce i suoi sudditi affamati.

I serpenti si saziano leccando il sasso luminoso; la giovinetta segue il loro esempio e resta laggiù fino a primavera, al cui giungere i serpenti formano, allacciandosi, una scala sulla quale la ragazza sale fino all’uscia del buco. Congedandosi dalla regina riceve il dono di capire la lingua delle erbe e le loro virtù medicinali; ad un patto però: che non pronunci mai il nome dell’artemisia, altrimenti dimenticherà tutto ciò che ha appreso. La giovane da allora comprende i discorsi delle erbe. Ma un giorno un uomo le chiede all’improvviso: ‘Quale è l’erba che spunta nei campi e nei piccoli sentieri?’
‘Ciornobyl’ – lei risponde – e dimentica all’istante la sua scienza. Da allora in poi il ciornobyl, fu detto sabutko, cioè erba dell’oblio.’
L’artemisia era considerata lunare e fin dal tempo degli Egizi, dei Greci e dei Romani. I Greci la raccomandavano per la cura delle malattie tipiche del gentil sesso, le cui regole sono appunto soggette alle lune. Forse è la selenite, da cui i pastori ricavano una schiuma con cui fregandosi i piedi si difendono dal morso delle serpi. In Egitto una varietà di artemisia era sacra alla dea lunare Iside; durante i suoi misteri gli iniziati ne recavano in mano un ramoscello.
Plinio assicurava che per non sentire le fatiche del viaggio basta munirsi di artemisia, a mo’ di viatico. I suoi usi erano insomma molteplici e con essa si facevano perfino dei talismani, da appendere al collo. Per tutto il medio evo se ne cantarono le lodi. Secondo G.B. Porta, in pieno Rinascimento, la ‘lunare’ (altro nome dell’artemisia) deriva il proprio nome dal fatto che conosce ed osserva i giorni della luna. In Germania ancora oggi è usata contro l’epilessia e varie malattie femminili.
Per la raccolta delle erbe è fondamentale – secondo i primitivi ed i nostri Antichi – osservare le fasi lunari, per i motivi che siamo venuti chiarendo. Le virtù delle piante dipendono dalle stelle dominanti nel momento della raccolta. Il vischio – pianta sacra dei Galli – era colto nel sesto giorno della luna, all’inizio del mese, dell’anno e del secolo (che durava, secondo Plinio, trenta anni). Il vischio eliminava la sterilità e curava ogni genere di veleno. Il quadrifoglio doveva essere raccolto di notte con la Luna Nuova. Il vischio eliminava la sterilità e curava ogni genere di veleno. Il quadrifoglio doveva essere raccolto di notte con la Luna Nuova. Il muschio, colto con la Luna Piena tra le undici e mezzanotte, all’ombra di un frassino, presso un ruscello, al terzo verso del cuculo, veniva usato un tempo per scacciare il diavolo. Queste usanze sono comunque diffuse in ogni paese.
Il 24 giugno, poi, nel Solstizio d’Estate, giorno di San Giovanni Battista, è favorevolissimo alla raccolta delle erbe medicinali e magiche, di cui alcune hanno, in questa epoca, delle virtù particolarmente utili: le si chiamano erbe di San Giovanni. La loro lista varia da contrada a contrada, la cirtù dipende dal comune influsso lunare. Ricordiamo l’eliotropio, la camomilla, l’artemisia, la salvia; le prima due sacre al sole; le seconde alla luna. Nel 1612 il Concilio di Ferrara si vide costretto ad interdire le pratiche della notte precedente la festa di San Giovanni, tra le quali la raccolta di erbe, nella convinzione che in quella notte sono più salutari che in ogni altro periodo. In Germania, Russia, Danimarca, Olanda, in breve, in ogni parte dell’Europa riscontriamo le stesse credenze su quella fatidica notte. Nell’isola di Man la vigilia di San Giovanni si coglieva l’artemisia per assicurarsi dalle male azioni di streghe e stregoni. Nel Galles ci si difendeva dai cattivi spiriti sbarrando porte e finestre con rami di artemisia colti nello stesso giorno. Nel Belgio sono ancora più addentro a queste segrete cose; ogni ora del giorno richiede la raccolta di determinate erbe, ognuna avente la sua virtù: il quadrifoglio assicura un marito; l’erba di San Giovanni, colta a mezzogiorno, protegge dal fuoco celeste e dai lampi; ‘i contadini dei dintorni di Contich preparano mazzolini di artemisia, che sospendono ai granai. Pretendono che questa erba, colta a San Giovanni, non appassisca mai, mentre secca senz’altro se colta in qualsiasi altro giorno. Appesa alle porte arreca felicità e preserva dalle malattie. Messa nelle scarpe allontana la stanchezza del cammino. A Spa, in cui le margherite hanno il nome di ‘fiori di San Giovanni’, se ne fanno corone, che vengono quindi gettate sui tetti nella vigilia della festa per proteggersi dagli incendi.’
In tutte queste credenze, l’influsso del Solstizio d’estate e quello lunare sono intimamente legati, come abbiamo già accennato. I fuochi di San Giovanni intendono sostenere il sole nella seconda parte del suo corso, che da giugno a dicembre decresce e brilla sempre mano. Colte in questo periodo di apogeo le erbe solari producono l’effetto migliore. Nello stesso periodo giugno – settembre le notti toccano il minimo di durata la vigilia di San Giovanni, cominciano ad allungarsi e la luna brilla per un tempo progressivamente maggiore. Ne deriva che le acque e la vegetazione acquistano più potere; si rinnovano al pari della Luna loro regina. Ricordiamo infine che anche sulle pietre e sulle terre, oltre che sui minerali, come affermano soprattutto gli alchimisti, la Luna era ritenuta esercitare il suo influsso. Gli Amerindi della Guyana cavano l’argilla per i loro vasi al crepuscolo della prima notte di Luna Piena; se l’argilla fosse raccolta in un altro periodo i vasi si spezzerebbero in breve e i cibi messi a cuocere nelle pentole arrecherebbero molte specie di malattia. Oro ed argento erano connessi in Europa e fuori rispettivamente col Sole e con la Luna. La selenite, bianca, diafana, dal filesso melato, è una immagine della Luna e segue il corso delle sue fasi: la si trova in Arabia, afferma Plinio. Pedanio Dioscoride (I secolo d.C.), celebre autore della Materia Medica in cinque libri, ove esamina oltre seicento piante medicinali con le corrispondenti malattie con esse curabili, dichiara che la pietra lunare (selenite), da alcuni chiamata afro – selenite perché la si rinviene in piena notte, quando la Luna è crescente, si trova in Arabia; è bianca, brillante e leggera. La si dà da bere, raschiata in polvere, agli epilettici e le donne se ne confezionano amuleti… Sembra anche chem adagiata al piede di un albero, lo induca a produrre frutti. Proclo (V secolo) eibadisce la straordinaria proprietà di questa pietra di mutarsi imitando le fasi lunari. I Lapidari medievali celebrano a più riprese le virtù della selenite, connesse alla universalmente accettata magia naturale. A. Mizauld, sull’autorità di architetti e maestri muratori, afferma che le pietre e le costruzioni esposte alla Luna dal lato di mezzogiorno si corrompono assai più in freta di quelle che danno in direzione Nord; ma si trova addirittura una tradizione che assicura che la Luna mangia le pietre. Flammarion, nel secolo scorso, scriveva: ‘Si attribuisce alla Luna il potere di guastare i vecchi edifici. Il chied di luna, a quanto pare, preferisce le rovine e la solitudine… Esaminate le torri di Notre Dame e raffrontate attentamente il lato Sud con il lato Nord; costaterete che il primo è senza raffronto più consumato dell’altro. I custodi vi diranno: ‘E’ la Luna’, che non ne ha nessuna colpa, dice Flammarion. Nei Vosgi si assicura anche che la Luna, oltre a ‘mangiare’ le rocce di arenaria rosa, ed altre pietre friabili, attacca anche il vetro e le vetrate delle chiese che per suo influsso diventano iridescenti.

Robert Vaurier, I poteri magici della Luna, Dellavalle Editore, 1971