Il Destino scritto nel Corpo

fisiognomica443.jpg‘La donna si raccolse in preghiera, unì le mani davanti al petto e, chinando leggermente la testa, a occhi chiusi, bisbigliò una qualche formula: poi si mise a guardarmi in faccia con grande concentrazione. Mi chiese di sorridere per osservare – disse, le pieghe della bocca, mi toccò le ossa della fronte e le orecchie. Alla fine mi fece alzare e mi fece tirare su i pantaloni per guardare bene i piedi e le caviglie. Questo sistema di divinazione è una vecchia pratica cinese. Un corpo osservato bene può dire moltissime cose e se c’è un libro in cui andare a leggere il passato di qualcuno – e forse anche qualche indicazione sul suo futuro – è certo quell’involucro di vita che uno si porta dietro dalla nascita, piuttosto che un qualche volume di astrusi calcoli fondati sulla relazione tra le stelle e l’ora in cui si è venuti al mondo.

Persone nate alla stessa ora dello stesso giorno dello stesso anno, non hanno affatto lo stesso destino, e certo non muoiono alla stessa ora. E hanno forse le stesse righe nelle loro mani? No.
Persone con simili caratteristiche fisiche, invece, hanno lo spesso simili atteggiamenti, simili qualità e difetti. Non è dunque improbabile che qualcuno sappia leggere nel corpo della gente i segni della buona e della cattiva sorte. La pratica di leggere il destino nella faccia delle persone si era sviluppata in Cina dalla pratica medica. I pazienti, specie le donne, non si facevano toccare e i medici dovevano sapere quali erano i loro malanni semplicemente guardandole: soprattutto in faccia. A forza di osservare malati su malati, secolo dopo secolo, i cinesi erano arrivati a stabilire, per esempio, che una piccola macchia rossa su una guancia indicava una disfunzione del cuore, una riga sotto l’occhio sinistro un disturbo di stomaco.
Allo stesso modo qualcuno prima o poi si era accorto che tutte le persone ricche avevano una particolare curva del naso. Da qui l’idea che il destino sia scritto nel corpo. Basta saperlo guardare. Nelle orecchie i cinesi loggavano il carattere di una persona, nella fronte vedevano la sorte fino ai trentadue anni, negli occhi quella fino ai quaranta. Nelle sopracciglia vedevano i segni della vita emotiva, nel naso il destino dai quaranta ai cinquant’anni e dalla bocca la nuova o cattiva fortuna nel periodo conclusivo della vita. Nella piega delle labbra, che appunto cambia con il tempo, i cinesi leggevano quel che un uomo aveva voluto essere e quel che era diventato. Non è poi così assurdo. Il corpo può davvero essere un ottimo indicatore. Non è forse vero che dopo una certa età si è responsabili della propria faccia? E le mani non dicono forse sul passato quel che la chirurgia plastica cerca di cancellare altrove?’

Tiziano Terzani, Un indovino mi disse, ed. Tea, pag 92