Gerusalemme Celeste e Inferno: da non perdere a Bastia Mondovì!

‘Un unico grande riquadro collocato al centro della decorazione della parete destra della navata, su una superficie muraria ininterrotta grazie all’eliminazione per tamponamento delle due finestrelle visibili ancora all’esterno, pone a confronto i mondi ultraterreni in cui continuerà, dopo la morte, la vita dell’uomo: la beatitudine del Paradiso, l’orrore dell’Inferno. L’esemplificazione bastiese, se per qualità di esecuzione non eccelle rispetto ad analoghe rappresentazioni coeve presenti nel Basso Piemonte (Morozzo, San Michele Mondovì, Castelletto Stura, Boves per citare le più note) certamente supera tutte per estensione e monumentalità,
Antitetiche caratteristiche regolano le raffigurazioni. Sicurezza, ordine, opulenza, dominano le mura della Gerusalemme dei Beati, tanto quanto affanno, caos, miseria nel regno senza confini di Satana. Colori forti vivacizzano la moltitudine degli eletti, grigi e spenti sono quelli dell’Inferno. Contemplazione estativa, musica celestiale, partecipazione condivisa all’Incoronazione della Vergine, Signora del Cielo, entro dello statico evento; frenesia di bestiali torture in un silenzioso clamore di urla e ruggiti intorno alla immonda, tremenda presenza del Signore del Male, centro di movimentate azioni.
Il grande affresco deve essere letto come ai tempi della sua esecuzione, quando chi l’osservava capiva il messaggio che esso diffondeva.

Le Amazzoni e il culto della Grande Madre!

Amazzoni 01.jpgErano donne dall’aspetto magnifico, ma anche temibili guerriere.
La leggenda narra fossero imbattibili nell’uso dell’arco, facilitate dalla mutilazione del seno destro che, se sviluppato in modo normale, avrebbe compromesso la loro perizia nell’arte della guerra.
I loro copri forti, muscolosi, ma estremamente femminili, i loro volti perfetti compaiono nei capolavori dell’arte greca: esse sono immortalate nel corso di innumerevoli scontri con i nemici.
Le magnifiche creature ricompariranno dopo millenni, sulle sponde di un immenso fiume. Nel 1542, il luogotenente del conquistador Gonzalo Bizarro, Francisco de Orellana, e il domenicano Gaspar de Carvajal, s’imbattono in una ‘figura inverosimile. Il corpo era alto, muscoloso, slanciato, nudo ad eccezione di un minuscolo perizoma che ne ricopriva il sesso. Il petto era sviluppato e procace e il volto della strana creatura, pur essendo spigoloso e truce, mostrava un’angelica bellezza. ’

Imperdibile Mucha a Milano!

Mucha Milano.jpg‘Uno degli incarichi più frequenti di Mucha è quello di disegnare calendari, che costituiscono la parte più importante del suo lavoro per la stampa- Come calendari vengono spesso utilizzati anche manifesti che hanno in origine un altro scopo (per esempio pubblicizzare i biscotti Lefévre – Utile) o che servono da pannelli decorativi. Ai calendari Mucha si dedica sistematicamente per tutta la vita. Tra gli esempi più notevoli troviamo il calendario per la società Charles Lorilleux (1893), eseguito ancora nello stile rinascimentale che Mucha abbandonerà rapidamente dopo il 1895. Nei suoi calendari Mucha non esita a oscillare tra immagine e ornamento, come indica il calendario con il motivo del Giudizio di Paride per l’azienda Vieillemard (1895). Mucha stampa la maggior parte dei suoi manifesti presso il suo editore principale, Ferdinand Champenois, che gli ordina i calendari per poi rivenderli. Champenois contribuisce in maniera sostanziale alla notorietà del nome di Mucha.

Auguri Celestiali!

Natale 2015.jpgCari Amici,
Vi scrivo con leggero anticipo, immagino che ciascuno di Voi vorrà dedicarsi nelle prossime ore, come è giusto che sia a doni, famiglia, amici, animali del cuore.
Ho scelto una immagine particolare per inviarvi i miei Auguri, che ho ritrovato nel mese di Agosto in una curiosa Enciclopedia della Musica, che ha catturato immediatamente la mia attenzione stellare. Già in quel momento pregustavo quando ve l'avrei proposta, così ricca di particolari celesti!
Si tratta del Bozzetto per il I Atto di Russian e Ludmilla, messo in scena al Théatre des Champs Elysées nel 1930 a Parigi. Un altro anno si sta concludendo, e che anno!