Le Chiavi perdute della Predizione!

Chiavi PerdutePrefazione di Grazia Mirti

Accade spesso che gli autori di testi astrologici del ventesimo secolo indulgono all’esposizione di teorie innovative, annunciando di avere compiuto scoperte sensazionali, o quanto meno sorprendenti. Nella nostra materia invece nulla si crea, nulla si distrugge, tutto instancabilmente si trasforma, come piace ai grandi pianeti che suggeriscono corsi e ricorsi della storia, Nettuno, Urano, Plutone. Essi non facevano parte del bagaglio della Tradizione, ma la completano mirabilmente, offrendo ai cittadini del XX secolo nuovi spunti per interpretare il vivere moderno.
Il bagaglio del passato, nel medesimo tempo, è fondamentale per molteplici ragioni. Come cultura astrologica, in quanto conoscere le fonti e le radici, il back-ground dei nostri studi, è operazione intelligente e pregevole e completa con grandi aperture l’esercizio quotidiano dell’interpretazione in Astrologia. Non si può ignorare perché e in che modo astronomi-astrologi di grande fama seppero influire sui fatti della storia e dei Grandi della loro epoca, anche per ricordarlo agli attuali detrattori. Sapere che Galileo eseguiva oroscopi a pagamento è consolante, diciamocelo, e svaluta completamente l’opinione di un qualunque presuntuoso astronomo o scientista dei nostri tempi, destinato a trascorrere la vita nel calcolare la distanza matematica tra le stelle o ad inseguire una SuperNova… e inoltre chi ricerca nel passato ne trae sempre grandi lezioni per il presente, nel constatare come fossero saggi, preparati, colti e raffinati questi studiosi di ieri e dell’altro ieri.

Come analisi critica di metodi che possono apparire interessanti, ma che vanno inevitabilmente vagliati con gli strumenti di oggi. Mi accadde una volta di trovare un metodo medievale per la determinazione della durata della vita, risultante da una formula matematica neppure troppo complessa. Confesso che cedetti alla tentazione di sperimentarlo su un paio di casi di persone passate a miglior vita. Constatatane l’apparente fondatezza decisi razionalmente di non proseguire su quella strada, che proprio se attendibile, poteva contribuire a rendere troppo deterministico, per me, il taglio dell’Astrologia, e di ciò che essa deve rappresentare per uno studioso di oggi.
Quindi lo studio del passato per scoprirne errori, ingenuità, falsi obiettivi, e ricercare ciò che se ne può utilizzare, per il miglioramento della corretta analisi astrologica.
Come ampliamento degli angusti confini che ciascuno di noi per quanto preparato deve sempre perseguire, nell’ambito di ciò che fa. Il cosiddetto aggiornamento che avviene in questo caso non già in senso orizzontale, come moltiplicazione di nozioni ed esperienze, ma in senso verticale, cioè diretto al passato, a un passato lontano e per questa stessa ragione ricco di suggestioni vere e reali.
Diciamocelo francamente, intraprendere letture come quelle delle opere di Guido Bonatti, di Al Biruni, di A Bu Ma Sar è operazione che spaventa chiunque, ancor più se si tratta di manoscritti latini, spesso estremamente vasti, da consultare in biblioteche, non di rado con l’aiuto di esperti paleografi.
Mi ha dunque molto interessata l’operazione condotta a questo alacre americano, Robert Zoller, il quale ha spaziato e spigolato tra gli antichi, traendone un volume ricchissimo di spunti, analisi, tecniche spesso desuete o scorrettamente applicate, con l’intento sempre costante della letteratura anglosassone di fungere da accompagnatore mercuriano di chi legge, aiutandolo a superare difficoltà e intrighi e rendendo ogni cosa piana, e comprensibile.
Per la verità gli obiettivi vanno oltre la pura e semplice Astrologia. Spaziano nella Filosofia e nella Metafisica, espongono tecniche e ne concedono verifiche, conducendo per mano chi possiede un tumore innato per tutto ciò che è antico e quindi di difficile decifrazione, e pervenendo a risultati davvero stimolanti.
Mi sembra importante sottolineare l’umiltà, nel momento in cui egli riconosce a tutti gli antichi autori consultati il merito dell’esposizione e delle scoperte. La tentazione di manovrare il tutto poteva prendergli la mano, ma fin dalle prime pagine ecco un’estrema chiarezza: mi rivolgo a chi sa già redigere un Tema Natale, egli dice, e non vi spiegherò quindi i fondamenti della disciplina astrologica. Voglio inoltrarmi con voi nella Dottrina delle Parti, vi spiegherò come sono nate, come si calcolano, perché esse erano così numerose in un certo periodo della storia astrologica. Non ho intenzione di inventare nulla, e nella seconda parte vi esporrò con precisione la traduzione del Liber Astronomiae di Bonatti, scritto nel tredicesimo secolo, e quindi di non facile comprensione, ma utilissimo per comprendere le pratiche astrologiche medievali; Bonatti ci trasmette semplicemente le tradizioni dell’arte astrologica così come era stata praticata per secoli prima del suo tempo riferendosi alla reintroduzione in Europa delle teorie astrologiche da parte degli Arabi.
Un’operazione medievale, affascinante, che muove il lettore a una lettura stratigrafica dei contenuti. I quali valgono non solo come leccornia antiquaria, ma anche e soprattutto per gli spunti di riflessione che offrono allo studioso attuale. Il quale non essendo spesso né astronomo né filosofo, né dotato di basi cospicue sott il profilo culturale, può giungere attraverso questi studi ad una conoscenza pregevole di alcune radici zodiacali.
Zoller inizia esponendo in che modo le Parti Arabe andarono perdute lungo il corso dei secoli. Si rifà a Tolomeo e a Firmico Materno, indaga nell’Astrologia Araba e fa riferimento in special modo al celebre tomo sulle Grandi Congiunzioni dovuto al ‘teorico’ delle Parti in senso stretto, il mitico A Bu Ma Sar.
Il fatto che le Parti fossero oltre 90 complicava notevolmente il metodo e recava confusione tra gli interpreti. Zoller tiene conto di abili costruttori di enigmi e conseguenti decifratori, come Raimondo Lullo, Ruggero Bacone e John Dee, i cui teatri anagrammati della memoria hanno funzionato per secoli da rompicapo per tutti gli studiosi, con il merito, secondo alcuni, di avere protetto la conoscenza esoterica del trionfo dell’Illuminismo e della dea Ragione.
Si passa attraverso il misterioso Fludd e si giunge fino a Jean-Baptiste Morin, ultimo dei Grandi Astrologi. Fonti pregevoli, quindi, studiate con grande cura nell’intento di offrire al lettore una disamina attenta e coerente di ogni problematica derivante dallo studio intrapreso. Risulta particolarmente importante l’esposizione dei principi metafisici che sovraintendono le Parti, questo partire dal Numero, come essenza indissolubile e principio religioso che porta alla conoscenza universale e al rispetto reciproco là dove la Logica determina il distacco e la conflittualità, l’aggressione e il voler prendere il sopravvento gli uni sugli altri. Macro e Microcosmo come perfetta sintesi dell’origine e della continuazione di questi studi, resi misteriosi da Agrippa e da Ermete Trismegisto, avversati da Pico e da tanti altri. Si tratta dell’Archetipo come essenza originale, si indaga sui significati e i collegamenti tra i numeri della serie primitiva, con indagini etimologiche e filologiche anche arcaiche, le quali non sorprendono gli esoteristi, ma possono catturare i tradizionalisti e coloro che sposano più facilmente Astrologia e Psiche.
Teorie che si possono condividere o semplicemente valutare, tuttavia non si può ignorare che esisteva un tempo in cui i fondamenti erano religione, occultismo, indagine profonda oltre le Porte del Solstizio, verso l’eternità.
Vi sono frequenti riferimenti a Boheme, a Thomas Taylor, e consola che ogni esposizione sia documentata, ci protegge da elucubrazioni personali che potrebbero essere pericolose. Mi sono parse molto stimolanti alcune osservazioni sulla natura dei pianeti, nell’ambito dell’analisi numerologica. Giove tende alla saggezza – vi si dice – mentre Venere tende al piacere; Mercurio ha la funzione di studiarli entrambi, e può costituire l’espressione dell’uno o dell’altra. Marte, per altri versi, diviene azione che riconcilia la religione, Giove, con la scienza, Mercurio. La Luna diviene così il termine medio tra Mercurio e Marte; e Mercurio può indicare avidità e Marte brama, e insieme essi originano illusione cieca, la Luna, riflessione dalla Gloria del Sole. La Luna viene letta come istintiva, affine a Marte, e tendente alla misurazione, come Mercurio. Da queste brevi osservazioni lo studioso attento avrà già colto l’interesse di questa indagine…che prosegue a lungo con punti di riferimento evidenti e indagini sui Sette Raggi o spiccatamente teosofiche.
Il pregio dell’opera sta anche in questo spaziare tra tecnica e filosofia, tra storia e tradizione, affrontando ciascuno dei settori con grande cautela e puntuali riferimenti bibliografici.
Particolarmente interessante mi è parsa l’analisi del meccanismo delle esaltazioni, affrontata con stile numerico, e certamente molto significativo. Si introduce nel seguire il meccanismo un nuovo elemento, dinamico, che costituisce una proposta filosofica pregevole. Il Giove del Sagittario può raggiungere la perfezione numerica dell’esaltazione lunare in otto fasi, mentre quello pescino ne seguirà cinque…
Una prima parte dotta, documentata, che può anche essere affrontata in seconda chiave di lettura, se si vuole pervenire con immediatezza alle Parti. Chi si occupa di Astrologia conosce sicuramente le Parti più celebri, e più usate, come il Punto di Fortuna e il Punto di Morte, così vengono comunemente indicate. Lo scoprire che ne esistevano un tempo più di 90, l’analizzarle, ed eventualmente l’adottarne alcune a scopo di verifica, è operazione affascinante. Dall’analisi dettagliata di tutte le parti si ottiene uno spaccato della vita medievale, delle paure e delle speranze dell’uomo antico, dei suoi sogni, classificandole in riferimento a pianeti e case, con un ordine logico molto preciso.
Ho incontrato con meraviglia tutto un settore relativo alla vita economica, all’agricoltura, alle fluttuazioni della produzione, ho provato tenerezza verso parti curiose, sul miele, le lenticchie, il vino, le noci, l’umidità, la siccità, la seta, le olive; ne scaturisce l’immagine di una economia povera, semplice, che poteva essere tratta con calcoli curiosi dal tema di ogni persona. Tutta la terza parte è dedicata a numerosi esempi pratici, la lettura dei quali può costituire un sicuro indizio circa l’opportunità di inoltrarsi lungo strade differenti, spesso stancanti e non sempre capaci di offrire adeguati riscontri.
Qui sta uno dei meriti principali di Zoller, l’aver indagato per conto del lettore e averlo portato del lettore e averlo portato per mano in mondi ermetici, difficili da avvicinare, anche per il timor panico che tutti ci pervade quando si tratta di affrontare lingue morte, o tomi astrusi.
Certo, sorprende che un’indagine così approfondita giunga dagli Stati Uniti e non sia passata attraverso i nostri umanisti. In questo la cultura anglosassone, sorretta e incoraggiata da un’apertura molto più rispettosa verso i contenuti antichi ed esoterici, tende a darci dei punti. L’Istituto Warburg dell’Università di Londra ha recentemente recuperato l’opera di Picatri, un classico arabo presentato in versione latina e commento inglese, con microfilm accluso per chi vuole indagare sulle fonti. La cultura ufficiale del nostro contesto umanistico non ci permette queste operazioni, lo dico con un filo di amarezza.
Maggiore apprezzamento vada dunque a chi, spogliatosi dei preconcetti e con l’umiltà e il distacco necessari, ha compiuto un lungo viaggio lungo i cammini della Tradizione. La ricerca, è stato detto, è colorita dall’incivilimento di colui che cerca e ciò va riferito non solo dall’autore, ma anche e soprattutto al lettore. Al quale giunga l’invito di non trascurare un’analisi attenta delle profondità di queste pagine. La nuova immagine dell’Astrologia, colta e preparata, documentata e fiera del suo passato, non può che passare per queste strade… siamone consapevoli!

Grazia Mirti, Prefazione a Robert Zoller, Le chiavi perdute della predizione, MEB, 1980

Mamma Chiavi