Crepi l'Astrologo!

Corona377.jpgUn Re e una Regina che chiedono al proprio figlio, principe ereditario, di non sposarsi per non incorrere nei segni infausti del destino; gli Astrologi di Corte che decretano il rinvio delle nozze di almeno sei anni; un figlio furioso e ubriaco che si presenta per la cena a Palazzo Reale, viene allontanato, torna e uccide tutti i commensali – padre, madre, fratello, sorella e altri parenti – poi rivolge l’arma contro se stesso e tenta di suicidarsi; un protocollo che impone che l’omicida agonizzante diventi Re in ogni caso.

Siamo in piena tragedia greca, nel mito di Edipo o di Aiace, là dove la follia, il vaticinio e il destino rendono ciechi e furenti, e spingono all’omicidio contro i propri cari e contro se stessi.
Il piccolo regno del Nepal ha vissuto per secoli dentro un medioevo dinastico e politico, una piccola società governata da un re assoluto, discendente dagli Dei, in bilico, da almeno un paio di decenni, tra il retaggio del passato e il desiderio di modernizzazione, attraversato da conflitti politici di ispirazione comunista e maoista, che sono sfociati in episodi degni di una guerra civile. Dipenda, l’erede al trono, è un giovane di 29 anni, ha studiato in esclusivi college inglesi, discende da una dinastia che governa da 300 anni. L’atto che ha compiuto è l’abbandono ad una forza più grande di lui per risolvere un conflitto che né la ragione né il buon senso potevano dirimere. Dinanzi alla premonizione degli Astrologi, che pronosticavano una disgrazia imminente nel caso si fosse sposato, egli ha scelto, come un eroe antico, di abbandonarsi al peggio, alla nera furia.
Come un eroe negativo, i fiumi dell’alcol slegano gli ormeggi e lo pongono in balia del furore. Lasciare che accada il peggio è il dettato dell’eroe tragico, che cessa di disporre pienamente di sé dinanzi al muro invalicabile del destino. Dipenda è posseduto dalla collera e dal dolore, perché è innamorato. E’ cieco nel momento in cui colpisce; ha rinunciato a disporre pienamente di sé. La sua è una eclissi della ragione. A suo modo è una figura potente che suscita paura, orrore e a tratti fa persino ridere: un simile massacro nel XXI secolo per colpa del diniego di una corte di Astrologi. Ma il Re e la Regina del Nepal non sono gli unici esseri umani che consegnano la loro esistenza e anche la loro morte, ad una predizione, ad un pronostico, alla superstizione, al malocchio, alla cattiva stella.
La follia, regale o no, è imperscrutabile, non conosce nome e si alimenta dell’incomprensibile, dell’oscuro, dell’inspiegabile. Forse è proprio per contrastare i recessi bui dell’animo umano che esiste la Legge, la quale impone che l’omicida – suicida, sospeso tra la vita e la morte, sia nominato Re e che abbia anche un reggente, figura dello zio, fratello minore del padre, scampato alla strage; e se egli muore, che gli sia decretato il fato funebre di un sovrano. A provocare il disastro sono stati gli Astrologi, interpreti di una recondita volontà divina, o forse i suoi inconsapevoli esecutori: una predizione errata e un destino sicuro.

Mario Belpoliti, La Stampa, 4 giugno 2001